1.
La vita dei taglialegna è più dura di quanto si possa pensare. Soprattutto quando non tagliamo la legna. Lo scorso inverno il capo mi ha obbligato a due settimane di ferie, dato che in diciotto anni di lavoro non avevo mai saltato un giorno. Non sapevo cosa fare, così sono andato alla biblioteca giù in paese e ho preso qualche libro. Qualche giorno dopo, dopo aver letto tutto Kant e Heidegger, mi sono convinto che esiste una frattura insanabile tra l’essere e la realtà. Ho capito che nulla aveva più senso e volevo uccidermi. A quel punto mi sono ricordato di quello che mi diceva sempre mio padre: quando vuoi dimenticarti qualcosa ubriacati. Così ho iniziato a bere birra. Ma dopo aver svuotato due casse ho capito che era del tutto inutile: i pensieri si facevano offuscati, ma continuavo a percepire l’insensatezza dell’esistenza. A quel punto mi sono ricordato di un articolo che avevo letto sul Reader Digest una volta mentre cagavo in un wc chimico in mezzo al bosco durante un pausa. Diceva che era possibile andare in coma etilico assumendo l’alcol dalle mucose anali. Sapendo che nel mio caso il coma etilico era del tutto improbabile, ho abbassato i pantaloni, mi sono messo a gambe in su e ho infilato il collo della bottiglia dentro il mio culo. L’ho svuotata tutta, fino all’ultima goccia e quasi subito ho sentito arrivare una sbornia bella forte. Un minuto dopo sono svenuto e mi sono risvegliato due giorni dopo. Stavo benissimo: non ricordavo più nemmeno un passo di Heidegger o Kant. Mi sono dato una ripulita e sono andato a lavorare. Perché la vita dei taglialegna può essere molto dura, ma lo è ancora di più quando non tagliamo la legna.
2.
La vita dei taglialegna è più dura di quanto si possa pensare, soprattutto quando non tagliamo la legna. Il mese scorso abbiamo dovuto sospendere il lavoro nel bosco di Swan perché è venuto fuori che non avevamo i permessi. Ad essere sinceri, e noi taglialegna siamo sempre sinceri anche quando siamo completamente ubriachi, molte altre volte non avevamo i permessi e abbiamo lavorato lo stesso. L’importante è tagliare. Ma il capo ora sta con una tipa nuova e ha deciso di fare tutte le cose per bene, beve meno, ha smesso di fumare, rispetta la legge e direi che sta diventando finocchio se non fosse che ogni mattina ci racconta le scopate con la sua nuova donna in ogni minimo dettaglio. E siccome non è mai stato un tipo dotato di fantasia so che non inventa. E poi è un taglialegna, e noi taglialegna siamo sempre sinceri anche quando siamo completamente ubriachi. Comunque venerdì e sabato non abbiamo potuto lavorare così ho deciso di stare a casa e riposarmi. La sera pensavo di andare giù a Hitchwood a bere qualche birra con i ragazzi, ma poi è successo qualcosa che ha stravolto i miei piani. Proprio quella mattina dalla finestra ho visto arrivare un furgone che ha parcheggiato non lontano dalla mia casa in mezzo al bosco. Sono scesi dei ragazzi, gente del college, tre ragazzi e quattro ragazze. Erano molto allegri, bevevano birre, hanno messo musica e hanno iniziato a montare delle tende. Ero terrorizzato. Era proprio come nei film horror, dove ci sono i ragazzi che campeggiano e si divertono nei boschi. Sicuramente pensavano che casa mia fosse abbandonata, perché, lo ammetto, recentemente l’ho un po’ trascurata. Ero così spaventato che mi sono barricato in casa e non sono uscito nemmeno per andare giù al bar a Hitchwood. Hanno fatto un falò, proprio come nei film horror, e mi aspettavo che da un momento all’altro si mettessero a fumare canne e a suonare la chitarra. Beh, è successo anche quello. A pensarci ora non so davvero come sono riuscito a sopravvivere a quei momenti di terrore, comunque è passata. Mi son detto: questo non è un film, beviti sei birre e vai a dormire. Ho fatto così e ho dormito tutta la notte e tutta la mattina e il pomeriggio successivo i ragazzi erano andati via. Poi per fortuna sono andato a lavorare, perché la vita dei taglialegna può essere molto dura, ma lo è ancora di più quando non tagliamo la legna.
3.
La vita dei taglialegna è più dura di quanto si possa pensare, soprattutto quando non tagliamo la legna. La verità è che aveva ragione George, quel pazzo alcolista che una volta mi ha dato un passaggio da Hitchwood a casa mia ed era così fuori di testa che ci siamo schiantati contro un albero appena partiti ma lui ha insistito per portarmi attraverso il bosco a cavalluccio e ovviamente siamo caduti dopo pochi passi e sono svenuto e mi sono risvegliato con lui abbracciato a me, completamente nudo. Beh comunque George diceva sempre: il lavoro è un’attività fondamentale per la vita dell’uomo. Aveva ragione. Quando i miei colleghi non lavorano si lasciano andare ad attività stupide e idiote. Ad esempio l’altra mattina sono andato a lavorare e ho trovato un tronco tagliato in un certo modo. Agli occhi di una persona comune quel tronco non aveva niente di strano: era solo un tronco tagliato, tutto qui. Ma agli occhi di un taglialegna esperto come me quel tronco era un messaggio, anzi di più: un affronto. Dovete sapere che noi taglialegna a volte ci insultiamo così, con alcuni particolari tagli che nascondono un significato. Spesso nascondono dell’ironia, ma è un particolare tipo di ironia che solo un taglialegna esperto potrebbe cogliere. Sarebbe difficile da spiegare nel dettaglio, ma quel taglio in particolare era un insulto a mia madre e dal tocco riuscivo a capire perfino chi era l’autore. In realtà non era difficile: Jimmy il tappo, come lo chiamiamo noi, quel giorno non lavorava e aveva passato la notte intera a ubriacarsi nei boschi. Lo chiamiamo così non perché è basso, anzi è molto più alto di me, ma perchè una volta due miei colleghi sono entrati nel cesso del Rude Bar di Hitchwood e l’hanno trovato che… beh non so come dite voi giù in città ma diciamo che aveva le mutande abbassate e spingeva alle spalle di un vecchio camionista piegato a novanta gradi. E anche lui aveva le mutande abbassate, se capite cosa voglio dire. Jimmy, vedendo entrare i suoi due colleghi, aveva detto “non è come sembra” e uno dei due colleghi aveva risposto “cos’è, aveva un buco e lo stavi tappando?”. Da quel giorno quindi lo chiamiamo Jimmy il tappo. Il vecchio camionista venne ritrovato morto qualche giorno dopo, qualcuno l’aveva fatto a pezzi con una motosega. Comunque Jimmy è fatto così, in realtà è un bravo ragazzo, ma si lascia andare quando non lavora. Non lavorare può essere molto rischioso per un taglialegna e per chi gli sta intorno. La verità è che, come diceva George, la vita dei taglialegna può essere molto dura, è vero, ma lo è ancora di più quando non tagliamo la legna.
4.
La vita dei taglialegna è più dura di quanto si possa pensare. Soprattutto quando non tagliamo la legna. Quando lavoro nel bosco ho tutto sotto controllo. Ma quando mi allontano da casa e vado giù in paese o addirittura in città, le cose si complicano. L’altra mattina sono andato in città per fare la spesa. Mentre cercavo di capire quale ammorbidente comprare ho notato una commessa che mi guardava e sorrideva. Ho capito subito la situazione, quindi ho fatto il giro degli scaffali e sono arrivato alle sue spalle. Le ho messo una mano sulla bocca per evitare che urlasse e l’ho trascinata nel retro del negozio. Si dimenava, come previsto, perché le femmine fanno sempre così quando vogliono una cosa. Fingono di non volerla. Quindi l’ho caricata sul mio furgone, l’ho portata nel bosco di Swan, l’ho spogliata e legata a un albero. Urlava e quindi le ho messo uno straccio in bocca, anche se nessuno poteva sentirla, ma proprio non sopporto le urla. Mi fanno pensare a quando mio padre uccideva i maiali, e io c’ero affezionato a quei maiali, erano i miei unici amici, ognuno di loro aveva un nome, alcuni anche più di uno, e prima di ucciderli piangevano e mentre mio padre li uccideva piangevano e io piangevo con loro, anche se mi nascondevo perché mio padre non mi vedesse, altrimenti mi avrebbe picchiato con la cinghia. Beh a quel punto mi sono lasciato prendere dalla malinconia, non ero in vena di fare l’amore, quindi mi sono scusato con la ragazza, l’ho caricata sul furgone e l’ho riportata giù in città. Spero che non si sia innamorata e che non mi cerchi ancora, perché in questo periodo una donna è proprio l’ultima cosa che mi serve, se capite cosa voglio dire. La vita è sempre dura, ma la vita dei taglialegna può essere molto più dura quando non tagliamo la legna.
7 risposte su “La vita dei taglialegna”
ma che belle parole. come si sta lassù?
Bene (Hyvää di nuovo), mai stato meglio in vita mia. È un paese per appassionati (e intenditori), soprattutto quando ti ritrovi a -30° ma io sono uscito in bicicletta per 3 ore e non sono morto con quella temperatura, quindi.
Per il resto camminate e corse in bicicletta nei boschi alla ricerca di alci e orsi e sui laghi ghiacciati, bevute (costose) in compagnia ma soprattutto da solo e vitto offerto dallo stato (per ora). E tanta scrittura con cui trascorrere le giornate.
P.S.: devo mandarti l’obolo, provvederò
non sai quanto ti invidio. a parte che solo usare quelle parole mi farebbe stare meglio.
ah ma forse da lì hai bisogno del BIC per fare un bonifico? vabbè nel caso ci sentiamo in privato
il finlandese ha una sua musicalità ed è una lingua interessantissima (esempio: il computer si chiama “tietokone” dove “kone” vuol dire “macchina” e “tieto”, “conoscenza”) anche se prima di due anni è impossibile impararlo (gli stessi finlandesi affermano di non conoscerlo completamente perché non hanno la laurea in lingua finlandese, in lettere insomma)
per il bonifico volevano altri dati ma mi son ricordato che ho ancora un conto in Italia quindi ti ricarico la PostePay
ok. quando hai fatto avvisami altrimenti non me ne accorgo.
da oggi chiamerò il computer tietokone (ma si pronuncia così?)
ok, ti faccio sapere appena ricarico
sì, tietokone si legge così – il finlandese si pronuncia così come è scritto – e per la precisa intonazione puoi fare affidamento sull’audio di google
http://translate.google.it/#fi/it/tietokone